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da OTRANTO a S. MARIA DI LEUCAIl tratto di costa che va da Otranto a Leuca è sicuramente uno dei più suggestivi di tutta la Puglia. Per la limpidezza delle sue acque, l’altezza della scogliera, a picco sul mare, la bellezza del paesaggio che si attraversa, possiamo sicuramente annoverare questo tratto di litoranea tra le strade panoramiche più belle d’Italia. Percorrendo la strada costiera, la SS. 173 o “delle Terme Salentine”, da Otranto in direzione sud, si arriva, dopo aver doppiato il capo d’Otranto (il punto più a est d’Italia, da dove è possibile nelle belle giornate di tramontana vedere le coste dell’Albania e dell’isola greca di Fanò) percorsi circa 10 chilometri, a Porto Badisco, un piccolo borgo di pescatori arroccato attorno ad un’insenatura carsica che ha creato un piccolo porticciolo. Probabilmente fu un antico fiume, poi diventato sotterraneo, a scavare il fiordo dove oggi si trova il piccolo porto dalle acque cristalline che è indicato dalla tradizione come il primo punto in cui sbarcò Enea, il mitico eroe omerico. La natura carsica della zona è confermata anche dall’esistenza di un complesso sistema di grotte che si dirama per diversi chilometri verso l’entroterra partendo da un’apertura che guarda il mare. La Grotta dei Cervi, così chiamata per alcune pitture presenti sulle sue pareti e raffiguranti scene di caccia al cervo, è un vero e proprio “Santuario” di epoca preistorica. Il complesso è stato scoperto nel 1970 ed ha un rilevante valore speleologico oltre che un inestimabile valore archeologico. Oltre alle scene di caccia al cervo che hanno dato il nome all’intera grotta, infatti, sono migliaia i simboli che compaiono sulle sue pareti, realizzati con guano di pipistrello o con sostanze vegetali. Il complesso è ritenuto dagli esperti l’insieme più rilevante scoperto finora in Europa di pitture rupestri riferibili al periodo neolitico (6000 – 4000 anni fa). Purtroppo le grotte di Badisco non sono visitabili anche perché l’ambiente interno è fortemente instabile ed anche una minima variazione microclimatica, dovuta ad esempio al calore sprigionato dal corpo dei visitatori, o l’umidità prodotta dal loro respiro, potrebbe compromettere lo stato di conservazione delle pitture. Le ipotesi sul significato di tali simboli sono varie e tutte più o meno verosimili, ma ciò che sembra certo è che siano riferibili alla sfera mistico - religiosa di una popolazione che ha voluto forse tramandare attraverso tali pitture il proprio complesso di miti, credenze e divinità. Spostandosi ancora verso sud, sempre lungo la litoranea delle Terme Salentine, arriviamo, dopo aver percorso un altro splendido tratto di costa, alla località che dà il nome alla stessa strada: Santa Cesarea Terme. Le sue acque termali sgorgano a pochi metri dal mare, direttamente dalla roccia, ad una temperatura di circa 30°C. Oltre che una rinomata località balneare, Santa Cesarea Terme è dunque un luogo di benessere dove rilassarsi ed approfittare delle proprietà terapeutiche delle acque e dei fanghi termali, immersi in uno scenario davvero suggestivo, a cominciare dalle architetture arabeggianti o in stile Liberty degli edifici del centro come, ad esempio, villa Sticchi, proprio sopra allo stabilimento termale. La sosta successiva nel nostro viaggio lungo le coste salentine riguarda altre formazioni carsiche che sono state nei secoli scorsi occupate dall’uomo. Una delle più affascinanti cavità del Salento è, senza dubbio, la grotta della Zinzulusa, che deve il suo nome al fatto che le concrezioni calcaree che la caratterizzano devono essere sembrate, agli occhi dei primi pescatori che l’hanno visitata, simili a stracci o indumenti stesi ad asciugare, i così detti “zinzili” nel dialetto locale. La grotta, visitabile in tutti i periodi dell’anno, si sviluppa per circa 150 m lungo un corridoio principale chiamato “corridoio delle meraviglie” per la bellezza e la fantasia delle forme assunte dalle stalattiti e stalagmiti che lo compongono. Il corridoio si apre poi in un grande antro, detto “Duomo” dove sono stati rinvenuti numerosi materiali riferibili al Paleolitico Superiore ed al Neo – Eneolitico. La grotta della Zinzulusa è anche famosa per ospitare una specie di crostaceo locale, il Thiphlocaris salentina, un piccolo granchio dalle lunghe antenne che secondo gli studiosi risalirebbe addirittura a 200.000 anni fa. Poco distante si trova un’altra cavità, grotta Romanelli, scoperta nel 1879, particolarmente importante perché considerata uno dei giacimenti preistorici più importanti d’Italia in cui sono stati rinvenuti, oltre a manufatti litici e a frammenti di osso lavorato, una serie di graffiti e disegni con figure umane ed animali stilizzate. Subito a sud di queste formazioni carsiche si trova la città di Castro che si articola in una parte alta, Castro superiore ( a circa 100 m slm), ed una bassa, Castro Marina, che si trova in una delle insenature più belle di tutta la costa. Castro è un borgo di antica origine, probabilmente fondato dai cretesi in epoca romana con il nome di Castrum Minervarae. Fu un importante centro per tutto il Medioevo, quando divenne addirittura sede vescovile, dal 1179 al 1537. Nella parte bassa della città sono concentrate la maggior parte delle attrezzature turistiche, e dal porto è possibile, affittando piccole imbarcazioni, partire per crociere giornaliere lungo la costa salentina o salpare, con yacht attrezzati e dotati di tutti i comfort, per un viaggio di qualche giorno verso le coste della Grecia. La parte alta della città custodisce invece le maggiori attrattive dal punto di vista storico – artistico, a cominciare dal castello, eretto nella seconda metà del XVI secolo sulle rovine di una rocca più antica e poi più volte rimaneggiato, o l’ex Cattedrale, edificata nel XII secolo in cui sono custodite pregevoli tele del XVI – XVIII sec. Accanto alla cattedrale è possibile ammirare una piccola chiesa bizantina a croce greca, del X secolo e, dal belvedere che si trova a poca distanza dalla piazza del castello, si godrà di una splendida vista su tutta la costa. Da qui è possibile ammirare Andrano Marina, la successiva località marittima in direzione sud. Andrano Marina è un piccolo borgo di pescatori che ha vissuto negli ultimi anni un notevole sviluppo dal punto di vista turistico, anche grazie all’amministrazione comunale che ha investito notevoli risorse in questo settore. Località famosa per le sue acque cristalline dai riflessi smeraldo, come del resto tutto questo tratto di costa, regala splendide emozioni agli amanti dello snorkeling, che potranno approfittare delle suggestive grotte marine che si aprono nella bassa scogliera. Tra queste è la Grotta Verde che deve il nome, appunto, alla colorazione delle sue acque, che brillano grazie alla luce filtrante attraverso una bocca posta sotto il livello del mare. Lasciata Andrano Marina ci si dirige verso Tricase Porto dove la scogliera si alza leggermente fino ad una ventina di metri circa per poi scendere nuovamente in un alternarsi di calette e piccole insenature. In una di queste si trova il porticciolo e una piccola spiaggia, molto frequentata nei mesi estivi. Proseguendo in direzione sud si attraversa anche Marina Serra, un’altra marina del comune di Tricase, in corrispondenza della quale la litoranea si abbassa fino a pochi metri sul livello del mare per poi rialzarsi subito dopo l’abitato e regalare un panorama mozzafiato. Da qui in poi la scogliera sarà alta, e fino a S.M. di Leuca si dominerà tutto il tratto di mare antistante il Capo di Leuca, de Finibus Terrae. L’estrema punta meridionale d’Italia, il tallone dello Stivale, si protende in mare con Punta Mèliso, luogo mitico dove la tradizione vuole sia sbarcato San Pietro per intraprendere il suo viaggio in Italia dall’oriente per evangelizzare il nostro paese. Secondo la leggenda il Santo sarebbe rimasto affascinato dalla bellezza dei luoghi tanto da volere che ogni buon cristiano vi passasse almeno una volta nella sua vita terrena, o sottoforma di spirito una volta morto, prima di intraprendere il suo viaggio verso il Paradiso. A ricordare il luogo in cui ebbe luogo la prima predicazione del Santo è stata eretta, nel 1694, una colonna con un capitello corinzio. In realtà tutta l’area è considerata sacra fin dall’antichità. Sul posto sorgeva un antico tempio romano dedicato a Minerva e ricordato dallo storico Strabone e, prima dei romani, sono attestate attività di carattere cultuale sin dalla metà del secondo millennio a.C. Ancora oggi l’area assume una forte valenza mistico – religiosa e sul luogo è presente il santuario di S. Maria di Leuca , o santuario de Finibus Terrae, per indicare appunto la sua posizione ai margini del mondo abitato. Secondo la tradizione la consacrazione del santuario si deve allo stesso San Pietro, anche se dell’edificio originario non si conserva più nulla perché distrutto più volte e poi ricostruito, nella sua forma definitiva, nel 1722 con una facciata aggiunta nel 1926. Meta dei pellegrinaggi dei fedeli è stato visitato anche dal Papa Giovanni Paolo II che in quell’occasione, nel 1990, lo elevò al rango di Basilica Pontificia Minore. La piccola marina di S.M. di Leuca è considerata da sempre una località con una forte vocazione turistica, ne sono testimoni le numerose ville, in stile liberty e moresco, che si possono ammirare sul lungomare, splendide residenze risalenti agli inizi del XIX sec. e realizzate con un sopraffino gusto per i particolari. Particolarmente apprezzata dai turisti, questo tratto di costa è ricco di grotte ed anfratti marini che rendono uniche le immersioni in queste acque. Da Leuca si può quindi partire per piacevoli escursioni a bordo delle numerose imbarcazioni che diverse società e cooperative mettono a disposizione a prezzi modici. Superata Punta Rìstola, appena nel versante Jonico, si trova la grotta Porcinara frequentata per tutto il primo millennio a.C. sia dai Messapi che dai Romani. Anche nella vicina Grotta del Diavolo, così chiamata per i cupi rumori prodotti dalle onde che si infrangono al suo interno, sono attestati vari culti a cominciare dalla preistoria. Le vicine Grotta dei Giganti e Grotta del Bambino invece, sono così chiamate perché nella prima sono stati rinvenuti, tra l’altro, i resti ossei di alcuni pachidermi, mentre nella seconda i resti di un bambino di dieci anni, oltre naturalmente a numerosi manufatti litici ed ossa lavorate. torna su
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