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LECCEse cerchi un HOTEL a LECCE clicca qui Sulla fondazione di Lecce, poche e incerte sono le notizie. Ciò che sembra certo è che lasce in età arcaica, probabilmente nel IV sec. a.C. come sobborgo della vicina RUDIAE, patria di Quinto Ennio, poeta latino vissuto a cavallo tra il III e il II sec. a.C. La popolazione autoctona del periodo è quella Messapica che ci ha restituito numerose tracce di se e del grado di civiltà raggiunto. Una civiltà che aveva un proprio alfabeto, quindi una propria lingua e delle proprie strutture amministrative e che soltanto l’intervento della potenza romana riuscì a sbaragliare sostituendosi ad essa. Gli scavi archeologici, infatti, ci dimostrano che i Messapi riuscirono a contrastare l’espansione dell’antica “Magna Grecia” che si estendeva dalla Sicilia fino a Taranto e giù fino alle porte del Salento che rimase sempre sotto il diretto controllo delle città fortificate dei Messapi. I Greci, dunque, si dovettero accontentare dei rapporti di equo scambio con le città salentine senza mai riuscire a sopraffarle, proprio grazie alla forza organizzativa della popolazione autoctona. Le cose cambiarono a partire dal II sec. a.C. quando Lecce entrò nel raggio di influenza dell’antica Roma e divenne dapprima una STAZIO MILITUM e poi municipium e colonia romana. Il periodo romano fu particolarmente felice per la storia di Lecce che, in particolare nel II sec. D.C. vide accrescere enormemente la propria importanza, insieme con tutto il Salento, come punto strategico per il controllo dei Balcani da parte dell’Impero romano. Testimonianza di questa grande considerazione che i romani ebbero di Lecce sono il Teatro e l’Anfiteatro fatti costruire dall’imperatore Adriano, che dotò la città anche di un porto, l’odierna San Cataldo. La dominazione romana ebbe fine quando nel VI sec. Totila, re Ostrogoto, conquistò Lecce che da allora, e per circa cinque secoli, visse all’ombra dell’Impero Romano d’Oriente un periodo particolarmente triste della sua storia in quanto, abbandonata a se stessa come terra di confine dell’impero, dovette subire le invasioni di numerosi popoli stranieri: Saraceni, Greci, Longobardi. Finalmente nell’XI sec. I Normanni, con Roberto il Guiscardo, riuscirono ad impadronirsi della città e fondarono la Contea di Lecce. Seguirono gli Svevi e gli Angioini con i quali continuò il periodo di sviluppo che caratterizzò tutta la terra d’Otranto, riscontrabile non solo nello splendore della città ma soprattutto nell’intensa attività produttiva che caratterizza le campagne e che è dimostrata dal brulicare di centinaia e centinaia di centri rurali e di villaggi agricoli. Questa crescita ebbe un andamento esponenziale fino a tutto il cinquecento, il seicento ed il settecento. Con Carlo V la città fu dotata di una potente cinta muraria e fu ulteriormente rinforzato il castello preesistente che allora prese la forma che ancora oggi conserva. Furono anche edificati numerosi monumenti urbani come Porta Napoli (Giangiacomo Dell’Acaya – Il periodo sicuramente più felice per l’arte Salentina fu, tuttavia, quello del Barocco. Attraverso il XVII e XVIII sec. alla città fu dato l’aspetto che noi tutti oggi apprezziamo ma che, tuttavia, se da un lato ebbe il merito di assegnare una nuova identità alla città intera, rivestendola di una pomposa dignità artistica, d’altro canto cancellò definitivamente i frutti artistici della precedente arte cinquecentesca ugualmente dignitosa, anche se meno appariscente, e più “discreta” e sobria e di cui riusciamo a malapena a intravederne l’essenza nei pochi monumenti che non sono stati abbattuti o totalmente rivestiti dalle “maschere” del barocco. Anche il monumento simbolo del barocco leccese, la basilica di Santa Croce, presenta infatti malcelati i segni della più discreta arte prebarocca nel primo ordine della facciata. Lecce è oggi una città particolarmente dinamica e presenta numerose attrattive in tutti i periodi dell’anno. Una città particolarmente “giovane”, anche grazie alla presenza dell’Università, attorno alla quale gravitano centinaia di attività e di iniziative di ogni genere. Il centro storico è particolarmente vivo, frequentato quotidianamente da migliaia di giovani, studenti, turisti o semplici residenti, che trovano risposta ad ogni tipo di esigenza e bisogno. Sono tantissime, infatti, le possibilità di svago e divertimento, dai centri culturali come i caffè letterari o le biblioteche e librerie aperte fino a tarda notte, ai numerosissimi pub e locali in molti dei quali è possibile ascoltare esibizioni musicali dal vivo o assaporare, in una delle tante trattorie, le delizie della cucina salentina. PORTA NAPOLI Chiamata così perché eretta all’imbocco della strada che conduceva alla capitale del regno, è stata in realtà edificata in onore dell’imperatore Carlo V dall’architetto Giangiacomo dell’Acaya nel 1548. Monumentale, con un grande timpano sorretto da due colonne per lato con capitelli riccamente decorati. All’interno del timpano sono scolpiti: l’aquila bicipite, stemma dell’impero Austro-Spagnolo e, in basso, un doppio colonnato (su cui sono incise le parole PLUS ULTRA) con accanto dei cannoni, tutti simboli dell’impero spagnolo. PIAZZA DUOMO Su questa piazza si affacciano tre tra gli edifici più belli e rappresentativi del barocco leccese: il Duomo, appunto, il Vescovato e il Seminario. Il duomo fu costruito una prima volta nel 1144 per iniziativa del vescovo Formoso ma della struttura originaria non rimane molto in quanto fu completamente ristrutturato nel 1659-70 da Giuseppe Zimbalo (che costruì anche l’attiguo campanile di quasi 70 mt a cinque piani, uno dei più alti) per volontà del vescovo Pappacoda. Il prospetto principale in due ordini più timpano, è adornato dalle paraste (lesene) che proiettano all’esterno la struttura interna a tre navate ed è adornato dalle statue dei santi SS. Pietro e Paolo e Gennaro e Ludovico da Tolosa. Il prospetto laterale è sicuramente più interessante e funge da biglietto da visita per chi entra in questa piazza tra le più belle d’Italia. Nel prospetto laterale domina la statua di S. Oronzo su una balaustra riccamente decorata e retta da due colonne a fusto scanalato ai cui lati sono le statue dei compatroni di Lecce SS Giusto e Fortunato. L’interno è a croce Latina con la navata centrale e il transetto con soffitto ligneo con incastonate le tele di Giuseppe da Brindisi: la predicazione di S.Oronzo, il Martirio di S.Oronzo, la protezione dalla peste, e, nel transetto, l’Ultima cena. Dietro all’altare maggiore (opera di maestri Napoletani della metà del 1700), dedicato a Maria Assunta, troviamo le tele di Oronzo Tiso. All’interno gli altari sono una splendida testimonianza dell’arte tra il 500 e il 700. In particolare nel transetto la prima cappella che si trova è quella del crocefisso del 1780 con l’altare del vescovo Sozy-Carafa. Segue l’altare di S. Oronzo costruito da G. Zimbalo e da Giovann’Andrea Larducci (1674) che contiene le spoglie del vescovo Pappacoda. La cripta fu ricostruita nel ‘500 su un preesistente corpo medievale, presenta una navata longitudinale con un braccio trasversale che si apre nel mezzo e affiancato da due cappelle. Le 92 colonne reggono l’intera struttura. L’episcopio, attaccato alla cattedrale è un’opera del ‘700 del Manieri. Sul basamento bugnato poggia un portico e al disopra una balaustra con i busti di alcuni personaggi illustri. L’orologio del 1764 (di D. Panico) è uno dei primi orologi della città. Il Seminario, sul lato destro della piazza fu iniziato da G. Cino nel 1694 e finito nel 1709, considerato dai contemporanei l’ottava meraviglia del mondo, riprende nel Bugnato lo stile sviluppato da G. Zimbalo per la facciata del convento dei Celestini. Nel cortile interno è da ammirare un’altra opera del Cino, il Pozzo, riccamente decorato. I propilei all’ingrasso della piazza, altra splendida opera d’arte che sembra sottolineare l’ingresso in un’altra dimensione, se non altro sotto l’aspetto urbanistico, sono opera del Manieri. Chiesa di S. IRENE Costruita nel 1591 dai Teatini è dedicata all’antica protettrice della città: S.Irene da Tessalonica (Nel 1656 divennero patroni di Lecce i SS. Oronzo, Giusto e Fortunato). La posizione, accanto al collegio dei Gesuiti, non riflette gli antagonismi che caratterizzarono i rapporti tra le due vicine comunità religiose impegnate a competere tra loro con la costruzione di edifici religiosi. La chiesa fu costruita su una preesistente cappella del ’400 che risultava inadatta, seppur ingrandita, ad ospitare i fedeli. Nel prospetto, l’ordine inferiore è diviso in cinque parti dalla presenza di lesene e semicolonne scanalate, tra le quali si trovano quattro nicchie vuote mentre sul portale si trova la statua della santa scolpita dal Manieri. L’ordine superiore è tripartito per la presenza di quattro lesene a fusto scanalato due a sezione semicircolare e due rettangolare, i cui prolungamenti attraversano il timpano e terminano con quattro candelabri. Da notare, sulla facciata, lo stemma dell’Università ( la Lupa passante sotto ad un Leccio coronato) e la dedica alla Santa: Irene Virgini et Martiri. IL TEATRO ROMANO Edificato nel II sec., è stato scoperto solo nel 1929. La cavea, del diametro di 19 metri, è divisa in sei sezioni da scalette in negativo disposte a raggera. L’orchestra, in cui si muoveva il coro, è divisa dalla cavea da un basso parapetto e dalla scena da un piccolo canale. Sono evidenti in terra delle strutture che servivano per far scorrere e incastrare le impalcature in legno che costituivano la scenografia. LA COLONNA DI S. ORONZO Fu donata a Lecce dall’Università di Brindisi nel 1659 come ringraziamento al Santo per aver liberato la provincia dalla peste. E’ una colonna romana che faceva coppia, con una colonna gemella in marmo cipollino africano, ancora in situ, nella parte terminale della via Appia, a Brindisi appunto. E’ alta 29 metri, composta da sei pezzi e sorregge la statua del santo protettore della città in atto di benedire la popolazione. Il basamento fu costruito, insieme ad una balaustra scomparsa da tempo ed al capitello, da G. Zimbalo nel 1683. La statua (fatta a Venezia) è in legno, rivestita in rame. Nel 1737 si incendiò durante una festa e fu ricostruita. L’ANFITEATRO Costruito nell’età Adrianea (II sec d.C.) del monumento si era persa memoria in quanto era stato soffocato per far posto ad alcuni edifici che ivi furono costruiti. Riscoperto nel 1901, fu ordinato l’abbattimento di tali edifici e fu scavato in parte soprattutto grazie all’interessamento di Cosimo De Giorgi. Quello che noi oggi possiamo apprezzare costituisce appena un quarto dell’area totale sulla quale si estendeva originariamente. Attorno all’arena ellittica, a otto metri di profondità al disotto della piazza, si elevano le gradinate, su due ordini in opus reticulatum, al disotto delle quali correvano due corridoi concentrici a loro volta circondati da un portico esterno dal quale accedevano gli spettatori (circa 25000). L’arena era divisa dalla cavea da un alto muro rivestito da fregi e un parapetto in marmo con raffigurate scene di combattimento. IL SEDILE Fu costruito sul luogo dell’antico sedile alla fine del’500 da A. Saponaro e qui il sindaco dava udienza. Era ovviamente un edificio di rappresentanza e fu sede del Municipio fino al 1851, poi della Guardia Nazionale ed infine prima sede del Museo Civico. Oggi viene saltuariamente utilizzato per ospitare mostre artistiche o di artigianato. Chiesa di SANTA CROCE Il più famoso monumento del barocco Leccese fu iniziato nel 1548 dal Riccardi che completò il primo ordine. Il lungo muro liscio è intervallato da sei colonne a fusto liscio movimentato solo dai capitelli corinzi e da una sequenza di archetti pensili. Il portale maggiore fu aggiunto in seguito (1606) da Francesco Antonio Zimbalo (zio di Giuseppe Zimbalo, altro famoso architetto) e presenta due coppie di colonne corinzie ed è sormontato dagli stemmi di Filippo III di Spagna, di Maria D’Enghien e di Gualtiero VI di Brienne duca di Atene, mentre sulle porte laterali sono presenti gli stemmi dei Celestini e di Santa Croce. Il nucleo della parte superiore fu eseguito dal Penna e da G. Zimbalo. Quasi come a reggere il secondo ordine corre una serie di Cariatidi zoomorfe e simboliche, su cui imposta una splendida balaustra ornata da tredici putti abbracciati ai simboli del potere temporale e spirituale. Al disopra è il grande rosone centrale di ispirazione romanica, profilato da una corona di foglie di acanto e, ai lati, due colonne corinzie lo pongono in maggiore evidenza e separano i due spazi più esterni ove si trovano, nelle due nicchie, le statue di S. Benedetto e S. Pier Celestino. Lateralmente sono le due statue simboliche della Fede e della Fortezza. Sulla sommità i tre pezzi del timpano con il trionfo della croce al centro. L’interno è a tre navate separate da 16 colonne. La centrale ha soffitto in legno a cassettoni dorati con al centro la celebre tela della Trinità di Giovanni Grassi. Nel transetto a destra si trova l’altare della Trinità e a sinistra quello di S Francesco di Paola, opera di F. A. Zimbalo. Nelle nicchie, a gruppi di tre, comprese nelle raffinatissime colonne, sono raffigurate scene della vita del santo. La nicchia centrale, che ospitava la statua del santo, è ora coperta da una tela dell’ottocento. CASTELLO DI CARLO V La struttura fu costruita per ordine di Carlo V nel 1537 attorno all’antico castello medievale di cui rimane testimonianza nel mastio normanno che si erge all’interno della cinta trapezoidale costruita da Gian Giacomo dell’Acaya il quale isolò il castello con un fossato, poi colmato, che poteva all’occorrenza essere superato grazie a due ponti levatoi che si calavano l’uno sull’omonima piazza e l’altro sulla retrostante piazza delle poste. CHIESA DI SAN MATTEO S. Matteo è una delle chiese più originali della città. Attribuita all’architetto di Salò Giovann’Andrea Larducci (dal 1667). La sua originalità è evidente già dalla facciata, convessa in basso e concava in alto. Il primo ordine presenta un elaborato portale, mentre il secondo è dominato da una grande trifora. Dopo la morte del Larducci la chiesa fu completata da Giuseppe Zimbalo e proprio da questo avvicendamento dipenderebbero le differenze tra il primo ed il secondo ordine della facciata. Anche l’interno è particolarmente originale, con una pianta ellittica fiancheggiatala ricchi altari e dalle dodici statue degli apostoli, opera dello scultore alessanese Placido Buffelli. torna su
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