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da LECCE ad OTRANTO

Spostandosi da Lecce verso est, sulla costa Adriatica, si attraversa un paesaggio rurale fatto di ulivi e trapuntato da lunghe linee di muretti a secco. Nei campi che si attraversano nel percorso fino al mare è possibile ammirare, di tanto in tanto, le splendide masserie del Salento, molte delle quali fortificate, con una alta torre centrale ed una serie di ambienti di servizio addossati a questa.
Il paesaggio che si presenta una volta giunti sulla costa adriatica, nel lido di San Cataldo (in epoca romana era il porto della citta' di Lecce dove è possibile ancora oggi ammirare i resti del molo Adriano), che da Lecce dista una decina di chilometri, è variegato. Si incontrano subito grandi distese di bianco arenile con delle formazioni di dune a tratti imponenti.
Subito a ridosso del mare sono i campi coltivati che disegnano un ordinato mosaico la'dove in precedenza erano paludi e terreni incolti ed insalubri. Solo la bonifica di inizio novecento infatti ha permesso ai contadini di utilizzare queste terre oggi tra le più fertili del Salento.
A questa opera di bonifica sono scampati solo pochi chilometri di costa (in totale 620 ettari) nell’area denominata “Le Cesine”, subito a sud di San Cataldo, che oggi è un’oasi del WWF considerata di interesse floro-faunistico internazionale per l’ambiente intatto e le numerose specie animali (soprattutto uccelli) che qui svernano, nidificano o fanno semplicemente tappa nei processi migratori verso sud. In una masseria recentemente ristrutturata, la masseria Cesine, trova spazio il centro visite, attraverso il quale è possibile prenotare, durante il weekend, una passeggiata nel parco in compagnia di una guida esperta.
Proseguendo in direzione del capo d’Otranto notiamo che la costa comincia a cambiare aspetto, alternando alle bianche spiagge una costa rocciosa che fa da preludio alle imponenti pareti a picco che dominano il versante basso della costa adriatica salentina.
Percorsi pochi chilometri dalle Cesine, in direzione sud, arriviamo in un antico borgo di pescatori, San Foca, dotato di un piccolo ma attrezzato porticciolo dove è possibile, aspettando il rientro delle piccole imbarcazioni dei pescatori locali, acquistare direttamente da questi il risultato della notte di pesca passata in mare.
Proseguendo verso sud arriveremo a Roca Vecchia dove è possibile ammirare i resti di un castello (la vecchia rocca, appunto) risalente al XIV sec. da qui i soldati di Alfonso d’Aragona partirono, nel 1480, per liberare Otranto caduta in mano dei Turchi. La rocca divenne poi un covo di briganti e pirati fino a quando, per ordine di Carlo V non venne rasa al suolo ed abbandonata definitivamente nel XVI sec.

L’area è particolarmente importante dal punto di vista archeologico e presenta evidenti segni di frequentazione gia' a partire dal bronzo medio (meta' circa del secondo millennio a.C.) quando era occupata da un insediamento stabile anch’esso dotato di un imponente sistema difensivo costituito da un grande muro e da una serie di fossati. L’insediamento protostorico fu a continuita' di vita fino a tutto il periodo messapico (fino al III sec. a. C.) e fu abbandonato solo con l’avvento romano, per essere poi rioccupato nel periodo medievale. Anche qui è possibile prenotare una visita accompagnati da una guida esperta che fa parte dell’equipe di archeologi dell’Universita' di Lecce che conduce le campagne di scavo archeologico e che fa capo all’associazione Uniroca.
Lasciata Roca Vecchia arriviamo, percorrendo sempre la strada litoranea in direzione sud, a Torre dell’Orso, una bellissima marina che negli ultimi anni ha sviluppato una grande vocazione turistica.
La marina prende il nome dalla torre costiera risalente al XVI sec., una delle tante che è possibile ammirare sulle coste salentine, ed è dotata di una bellissima baia di arenile circondata da un’ alta falesia a picco sul mare.
Un’altra zona particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico, ma non solo, è la zona dei laghi Alimini, due laghi vicini tra loro ma differenti per formazione. Il più settentrionale, infatti, Alimini Grande, era originariamente un’insenatura del mare e si è formato grazie ad un processo di sedimentazione che ha impedito gradualmente l’ingressione marina ed ha portato alla formazione di questo bacino che, comunque, è ancora collegato al mare come dimostra la variazione del suo livello in funzione delle maree. Il secondo, Alimini Piccolo, originariamente una depressione di natura carsica, si è sicuramente formato grazie all’alimentazione da parte di una serie di risorgive. La loro diversa natura è dimostrata dalla differente salinità delle loro acque che ha comportato lo sviluppo di due differenti habitat a poche decine di metri di distanza l’uno dall’altro.
Lasciati gli Alimini, non senza aver consumato uno spuntino nel bellissimo bosco di pini e lecci che circonda i laghi, si può proseguire in direzione di Otranto.
Una splendida cittadina, la più orientale d’Italia, il cui centro storico rievoca le vicende vissute durante la sua millenaria storia. Dai risultati degli scavi archeologici più recenti, infatti, risulta che l’altura di Otranto fu occupata fin dal XIII sec. a.C. da un insediamento stabile di capanne e che già a partire dell’età del ferro, nel IX sec. a.C. vi fu un centro messapico molto attivo anche dal punto di vista commerciale, che intratteneva costanti rapporti con le popolazioni dell’altra sponda del mediterraneo che da qui dista solo settanta chilometri.
La sua posizione, a picco sul mare, e le sue costruzioni difensive, hanno permesso a questa città di proliferare anche in periodi particolarmente tristi per tutto il Salento, quando le scorrerie di pirati e banditi terrorizzavano le genti salentine. A partire dal 266 a.C. poi, dopo la conquista romana, mentre la maggior parte delle città era in uno stato di decadenza, Otranto continuava nel suo processo di sviluppo diventando municipium. Era il crocevia di una rete viaria che collegava tra loro i principali centri della Puglia romana, Taranto e Brindisi in particolare, ma era anche al centro di una intensa rete di scambi commerciali via mare, venendo identificata come la “porta verso l’oriente”.
Anche grazie a questa sua prerogativa, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente Otranto vide crescere la sua importanza. La dominazione Bizantina nel sud Italia, infatti, fece di Otranto un polo importantissimo dal punto di vista non solo commerciale, ma anche e soprattutto politico e culturale. Tanto importante che in questa fase, e per molti secoli, la città diede il nome a tutto il Salento e a gran parte delle province di Taranto e Brindisi: la Terra d’Otranto appunto. La fortuna di questa città continuò anche dopo la conquista normanna, nel 1068, e si protrasse ancora per molti secoli.
Solo nel 1480 la città subì un duro colpo ad opera dei pirati turchi che la assediarono e la distrussero. Nel piano degli islamici c’era la conquista di tutto il sud Italia, in modo che si compisse il ricongiungimento con i mussulmani di Spagna, secondo i dettami di Maometto II. Il 28 Luglio di quell’anno funesto una spedizione turca, al comando di Ahmed Pascià, fu dirottata su Otranto da una tempesta. La città fu posta sotto assedio e, espugnate le sue difese il 12 agosto, tutti gli abitanti che non accettarono di rinnegare la propria fede per convertirsi all’islam, furono barbaramente trucidati sul colle della Minerva. I resti degli 800 martiri sono oggi conservati nella cattedrale e le loro ossa, esposte al pubblico, mostrano ancora evidenti le tracce delle torture subite.
La città fu riconquistata nel 1481 da Alfonso d’Aragona che fece rinforzare le difese ordinando la costruzione del poderoso castello e facendo riedificare le mura, monumenti che ancora oggi è possibile ammirare in tutta la loro magnificenza.
Un altro monumento cittadino venne parzialmente ricostruito dopo l’occupazione dei turchi: la Cattedrale. Costruita negli anni tra il 1080 ed il 1088, la cattedrale di Otranto rappresenta uno dei momenti di massima espressione del romanico pugliese. La facciata principale è semplice, a doppio spiovente, impreziosita da uno splendido rosone gotico con influssi arabeggianti (risalente alla fine del XV sec.) e da un portale barocco del 1674.

Ma l’elemento di maggiore pregio della cattedrale si trova al suo interno ed è costituito dal mosaico. Questo si estende per buona parte del piano pavimentale ed è concepito come una sorta di enciclopedia in cui viene rappresentato tutto il sapere medievale.
Realizzato tra il 1163 ed il 1165, questo splendido esempio di arte medievale è composto da milioni di tessere policrome di calcare le cui figurazioni riprendono elementi tipici dell’arte bizantina greca e normanna, combinandole in una grande preghiera figurata della quale fanno parte motivi biblici assieme a figure allegoriche, mitologiche e simboli zodiacali.
Le interpretazioni date al mosaico sono differenti ma ciò che risulta evidente è che è una sorta di summa del sapere e dello stato dell’arte nel medioevo, una raccolta di tutte le credenze e convinzioni in voga ai tempi della sua realizzazione, una vera e propria enciclopedia del tempo. Passeggiando per le splendide vie del centro storico, che regalano dall’alto di una scogliera a picco sul mare degli scorci di panorama mozzafiato, si arriva alla basilica bizantina di San Pietro, databile tra il IX e il X sec. L’edificio ha una pianta a croce greca inscritta in un quadrato e presenta tre absidi sporgenti dal volume esterno del lato est, come spesso accade in edifici di culto dello stesso periodo. Fu realizzato probabilmente su committenza privata ed è sicuramente uno dei monumenti bizantini più importanti di tutto il Salento. L’interno è decorato da affreschi di varie epoche, dal X al XIII sec.
Una città ricca di storia e cultura che è possibile quasi toccare con mano passeggiando negli stretti vicoli e stradine del centro (oggi occupati prevalentemente da piccoli negozi che espongono i prodotti dell’artigianato locale), respirando il profumo di una passata gloria seguita da una decadenza lenta ed inesorabile che ha cristallizzato l’aspetto di questa perla dell’adriatico.

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